venerdì, giugno 27, 2008
author: Isabellaqueen @ 11:53
category: tea for two
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do not disturb

 

Just tan, tan, tan...

Se ci trovate, siamo qui:

in 'paradise'.

Formentera

 

 

lunedì, giugno 09, 2008
author: Isabellaqueen @ 18:26
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Sei anelli alle dita
Indossati ad occuparsi anche le mani
Come preghiere e suppliche
Non fossero vergini
Bersagli, bum

Ho carni sottili e lacerate, appuntite
Nei mesi di maggio
Odoro dei giorni in cui la pioggia
e la terra si poggiano tra loro
si confondono, non abbiamo un confine

scegli 

Minacci una parola come sesso
Un luogo del fare
Come se parlassi sempre da dietro
A  un muro e dietro al muro a fottertela
E davanti a tutti, le mani in tasca e una lei
lì - sospesa - come la parola fine
con la gonna alzata e le bocche divaricate 

Così, pensi, passi tu
come la notizia di stagione dimenticata tra le gambe
e Io che resto, resto di me,
come i marciapiedi, le abitudini & ricorrenze
piccole leggi cosmiche
le mani aperte a dirti - ancora
e pugni nelle tasche.

lunedì, maggio 26, 2008
author: Isabellaqueen @ 15:37
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Se ti tocco così piano, da lontano ti parlo
Osservare la curva intorno alle labbra e dirsi piano
Ti manco, di spalle, al buio, gli occhi bianchi nella notte bianca
Essere ombra a parete, scivolare via piano pianissimo
Diagonale silenziosa, un foglio sfilato dal romanzo e parole perse
La lentezza del nostro lungometraggio sulla riva del tempo
Le parole che porto dentro, piccole derive, indossarle come scialle
Come schiene alle finestre, come l'attesa e le braccia conserte
Le braccia chiuse delle donne mancate

 




martedì, maggio 20, 2008
author: Isabellaqueen @ 16:19
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Bride, Sex and the city

 

Perfettamente in tempo, il 30 maggio, il giorno di un altro matrimonio di una di noi, L. , al cinema
il film Sex & the city. 

Tanto che mi viene una voglia di scrivere di queste luci, in ordine sparso:
http://www.hudsonhotel.com/, www.sushisamba.com/ , http://www.buddakan.com/, del mio incontro con http://www.manoloblahnik.com/ la sera di santo stefano all'uscita dal www.moma.org, dei taxi concatenati, dello sparkling sake di www.megunyc.com, della notte di Time Squre di quella meraviglia di mio marito su Rockfeller Center. e

Ah, che sostenibile leggerezza.

 

 

 

 

 

 

venerdì, maggio 09, 2008
author: Isabellaqueen @ 18:11
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fossero passi
queste foglie disseminate
sotto le nostre gambe
aperte germogliano
sotto casa,
fossero usci
fossimo chiavi

la terra
umida è la voce di ogni corda
mi provoca, calore, come alcuni metalli
convocata, sotto campana di gesso
conto sassolini nelle caselle
finite tra le righe
dei giochi da bambini

mi tocchi
mi porti a te
mi conduci
caldo, dietro le tende
io e te nascosti in questo nome
che portiamo legato al collo
sotto la linea dei seni

gemello e complici
di te ho il tempo delle ginestre
giallo nella bocca
nello stomaco della sposa
la felicità sulle mani
la linea della fede
della fede



 

(come ogni primavera
il dieci di maggio
ri-fiorisco)

I piedi della sposa
ai piedi della sposa.
venerdì, aprile 04, 2008
author: Isabellaqueen @ 17:42
category: tea for two
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da tanto vicino non sai distinguere
il passo, quel breve incedere lento, sottile
di grazia, come il rumore che fai di giorno
sulle scale, quando reclinando le parole
frammenti qualcosa che ha il colore
del glicine, la testa all'indietro
per gioco, un quasi e vuoi che il vento ti baci
e la gola è un giunco che s'arrende alla breve
panoramica del sole sulla pelle

 

 

(san salvador, gennaio 2008)

 

lunedì, marzo 31, 2008
author: Isabellaqueen @ 19:47
category: tea for two
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mi chiami da voci lontane
la tua ha un sapore che conosco
bianco, spento
assorbito da un luogo azzurro:
un viale è le sue foglie

qui i tuoi occhi li chiamano
per nome, uno ad uno
e i muri dicevano di te
di quello che sei
prima ancora di andare via

di me, che sono ramo
e oggi germoglio
neanche un appunto
sul marciapiede vuoto
di gente, la notte

 

lunedì, marzo 10, 2008
author: Isabellaqueen @ 18:15
category: viola
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(un faticoso anno di aerobox ha un suo senso, ora).

venerdì, marzo 07, 2008
author: Isabellaqueen @ 17:38
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Mantiene tutte le pagine come ossa. Pensa di te, sua collezione di miracoli a cui sopravvivere, monili da indossare a due giri, forse tre, appoggiato alla pelle. Un serpente d’occhi questa processione di nomi, e fatti, e luoghi. Il memoriale dei suoi inverni, scritti per non dimenticare il dolore breve ed intenso. In alcune notti li vede, appoggiati al muro, i pappagalli sulle braccia (il suo primo sogno) ed io, il tuo circo da bambini, nell’angolo sotto la caldaia di tua madre, le piastrelle scollate dalle pareti. Tu la guardi, come fossi una bambola piena di rughe ed errori. Il vestito immacolato delle feste di paese.
 
Io provo un gesto, una mossa teatrale è chiudere gli occhi al tempo della pioggia. Poco lontano, non so distinguere il rumore del treno da quello dei ferri a maglia.
 
Conservo lettere come precauzioni. Il dolore ha eco se dimenticato in una stanza d’albergo.
 
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Il bagno ha luce bianca, un neon intermittente e piastrelle malcurate. Le fughe nere e umide.
Quando lei entra nella stanza, due giri di chiave, sa nel fondo dello stomaco che il tempo non consuma l’errore. Ripercorre il profilo di lui e lo odia. Lo trova incrinato, un bicchiere dal vetro interrotto. Lo trova diverso dal suo sogno e per questo brutto e senza appello. Ma è l’unica mano, in questo momento, e lei non sa imparare la solitudine. L’albergo non è distante dal centro. A lei sembra diroccato, malmenato dal tempo. Quando lei entra nella stanza, due giri di chiave, chiude gli occhi, li serra come un negozio a fine serata e pensa che passerà.

Lui la ama che è una follia. La ama che si sente bello, tutte le crepe svanite e si sente nudo. E forte.
 
Il bagno ha la luce bianca e accecante. Lei spegne la luce, si sente amante e colpevole. Ha tradito il suo sogno, lì, di fronte allo specchio. La maglia lunga, appena sotto il sedere. Si ficca nel letto e dice ‘eccomi’. Si offre frutto, amara nello stomaco e nella bocca. Tradirsi è sopravvivere a una coltellata, controllarsi le ferite e rialzarsi.
 
Quando lui ha finito si sente immenso, si sente tutto il tempo del mondo. Riesce a sentirsi persino lei, lui che non vuole vedere.
 
Il bagno ha luce bianca, accecante e chirurgica. Lei dà una, due mandate alla porta (spera che riaprendo non ci sia più nulla, dopo. Solo un burrone dove precipitare). Si appoggia e piange senza fare rumore. Non è lui ad avere colpe. È il sogno di sempre, il sogno tradito, l’uomo brutto e contrario. Si lava, sfregandosi le mani e poi il viso. Si ritrucca, spargendo nero intorno agli occhi e carne sulle labbra. Si riveste in silenzio e in silenzio dice ‘Andiamo’.
 
 
martedì, gennaio 29, 2008
author: Isabellaqueen @ 16:51
category: tea for two
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Miamibeach_ame_Pool

 

 

 

waterfront and wateresistant