
Just tan, tan, tan...
Se ci trovate, siamo qui:
in 'paradise'.


Just tan, tan, tan...
Se ci trovate, siamo qui:
in 'paradise'.

Sei anelli alle dita
Indossati ad occuparsi anche le mani
Come preghiere e suppliche
Non fossero vergini
Bersagli, bum
Ho carni sottili e lacerate, appuntite
Nei mesi di maggio
Odoro dei giorni in cui la pioggia
e la terra si poggiano tra loro
si confondono, non abbiamo un confine
scegli
Minacci una parola come sesso
Un luogo del fare
Come se parlassi sempre da dietro
A un muro e dietro al muro a fottertela
E davanti a tutti, le mani in tasca e una lei
lì - sospesa - come la parola fine
con la gonna alzata e le bocche divaricate
Così, pensi, passi tu
come la notizia di stagione dimenticata tra le gambe
e Io che resto, resto di me,
come i marciapiedi, le abitudini & ricorrenze
piccole leggi cosmiche
le mani aperte a dirti - ancora
e pugni nelle tasche.
Se ti tocco così piano, da lontano ti parlo
Osservare la curva intorno alle labbra e dirsi piano
Ti manco, di spalle, al buio, gli occhi bianchi nella notte bianca
Essere ombra a parete, scivolare via piano pianissimo
Diagonale silenziosa, un foglio sfilato dal romanzo e parole perse
La lentezza del nostro lungometraggio sulla riva del tempo
Le parole che porto dentro, piccole derive, indossarle come scialle
Come schiene alle finestre, come l'attesa e le braccia conserte
Le braccia chiuse delle donne mancate

Perfettamente in tempo, il 30 maggio, il giorno di un altro matrimonio di una di noi, L. , al cinema
il film Sex & the city.
Tanto che mi viene una voglia di scrivere di queste luci, in ordine sparso: http://www.hudsonhotel.com/, www.sushisamba.com/ , http://www.buddakan.com/, del mio incontro con http://www.manoloblahnik.com/ la sera di santo stefano all'uscita dal www.moma.org, dei taxi concatenati, dello sparkling sake di www.megunyc.com, della notte di Time Squre di quella meraviglia di mio marito su Rockfeller Center. e
Ah, che sostenibile leggerezza.

da tanto vicino non sai distinguere
il passo, quel breve incedere lento, sottile
di grazia, come il rumore che fai di giorno
sulle scale, quando reclinando le parole
frammenti qualcosa che ha il colore
del glicine, la testa all'indietro
per gioco, un quasi e vuoi che il vento ti baci
e la gola è un giunco che s'arrende alla breve
panoramica del sole sulla pelle
(san salvador, gennaio 2008)
mi chiami da voci lontane
la tua ha un sapore che conosco
bianco, spento
assorbito da un luogo azzurro:
un viale è le sue foglie
qui i tuoi occhi li chiamano
per nome, uno ad uno
e i muri dicevano di te
di quello che sei
prima ancora di andare via
di me, che sono ramo
e oggi germoglio
neanche un appunto
sul marciapiede vuoto
di gente, la notte

waterfront and wateresistant